E’ l’anno 54 d.C.
L’imperatore Claudio muore
(anche gli imperatori muoiono):
le Parche hanno tagliato il filo della sua vita
e Mercurio lo accompagna in cielo:
sul monte Olimpo, la sede degli dei.
Claudio si aspetta, come imperatore,
di diventare lui stesso dio,
ma la decisione spetta al concilio degli dei
e gli dei non sono concordi.
Ercole  indaga sulla reale identità del nuovo venuto,
ma la dea Febbre non ha dubbi:
quello è un Gallo, nato in Gallia;
Giano, il dio bifronte, teme che si stia celebrando una farsa,e lo grida;
ma Diespiter,  compiacente, propone che Claudio sia riconosciuto dio
 
e già lo chiama “divino”;
Giove, padre degli dei e moderatore del concilio,
interviene più volte, ma con scarsa autorevolezza.
E’ Augusto, il 1° imperatore e, lui sì, diventato dio, che tiene un discorso autorevole, decisivo,
che si conclude con una proposta di condanna per Claudio.
Mercurio lo trascina giù dall’Olimpo verso il regno degli Inferi.
Sveltamente passano per la terra
dove la folla è in festa per la morte dell’imperatore,
e sveltamente arrivano nel regno degli Inferi: anche qui tutto è eterno, 

anche la sentenza
: netta, assoluta, per  bocca del giudice  Eaco.
Claudio è condannato a giocare a dadi, con un bossolo bucato,

e per sempre

Cos’è allora tutto questo?
Uno scherzo, una burla, una beffa, una satira?
Tutto questo in un libello che si chiamava APOKOLOKINTOSIS,
che vuol dire apoteosi, ma di uno zuccone, 
stupido e rotondo come una zucca.
L’autore è Seneca.
L’interpretazione
 
è del gruppo teatrale della Rievocazione Storica di Ostiglia.