IL TEATRO POPOLARE ROMANO nel I° sec. d.C.   MIMO, PANTOMIMO E FARSA ATELLANA

regia di Gabriella Chiodarelli  Testi di Gabriella Motta

Introduzione Plauto Atellana Mimo Ars Amatoria Pantomimo
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i rustici, il grande mimo, la scalata al potere
la pira,       il magister

MIMO

Dopo le atellane, i mimi.

Il mimo è la forma teatrale in cui gli attori abbandonano le maschere e il viso resta scoperto.Si vuole mettere in evidenza la mimica facciale, ma anche la capacità espressiva resa attraverso la gestualità di tutto il corpo.

Qui i ruoli femminili sono assegnati alle donne, chiamate mimae  o, con tono spregiativo  perché le donne di questo genere teatrale non godevano di buona fama,  mimulae. 

I personaggi in scena, senza più maschere, accentuano la battuta con il gesto, imitano, cioè mimano. 

I mimi che andiamo a rappresentare sono una successione di situazioni svelte, brevi, legate da un filo comune, nel senso che i protagonisti sono rustici,

arrivano dalla campagna nella grande città (come questa rappresentata sul fondale),

e sappiamo come gli spettatori godessero a vedere rappresentata l’ingenuità e lo stupore di questi uomini, e donne,  semplici o sempliciotti, a partire dal nome e dal vestito.

In un mimo essi diventano gli alunni indisciplinati di un maestro che minaccia di bastonarli (e qui c’è da ricordare come gli spettatori si disponessero a ridere solo alla vista di un bastone in scena);

nel mimo finale i nostri rustici sono prima creduloni e poi sgomenti quando scoprono che la mima è un mimo travestito, ma bravo, anzi grande nella sua qualità di attore.


Filo conduttore
: rustici inurbati: hanno lo stupore ingenuo e grossolano dei contadini; riconosciuti dagli abitanti della città, ne subiscono la derisione.

 

MIMO 1   i rustici     

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Entrano uomini e donne. In fila, l’uno nomina chi lo segue: sono nomi tipici del mondo romano ma connotano fortemente l’ambiente rurale:

 

Primus, Gallus (dalla voce?dalla cresta di capelli?)

Pius(ripetuto due volte, con tonalità diverse di voce),

 Asinius, Porcus, Lupa, Alienus, Salvia, Galla

Si ferma Primus, che si è imbattuto in due personaggi, uno dalla pancia rigonfia, seduto, l’altro dalla testa grossa, in piedi.    

Primus    Eccoci: nel ventre di Roma, vicino al monte Testaccio.

I  compagni si assiepano intorno per ammirare.

MIMO 2   gallina scripsit    Galla è incuriosita dalla scritta sul muro (l’appello del candidato a votare) e, poiché quello è scorretto e poi corretto:  Gallina scripsit: zampe di gallina!

 

MIMO 3     il grande mimo
  Una figura nella penombra: gesti combinati di spalle che si inarcano, di testa che ruota, di ginocchio che si alza…..
E’ di spalle e tutto fa pensare ad una figura femminile.

Dal gruppo dei rustici:

 

Primus   È una statua

Salvia    Che si muove

Pius     Una statua che ha un bisogno.

 

Galla    È una che fa finta di essere una statua.

 


Salvia
    Un’attrice che recita come una statua.

Lupa Una mima,…una mimula!

Decidono di avvicinarsi Asimius e Gallus.I due fanno per allungare le braccia; la figura si gira e si spoglia dell’ampia palla ondulata e scopre, il segno inequivocabile della sua virilità.
Gallus     
È un uomo!....................................................................

MIMO 4   la scalata al potere

 

 

Qualcuno attraversa correndo la piazza, la testa infilata tra due pioli di una scaletta. Si china a raccogliere il bastone e fa il gesto di aggiungerlo come altro piolo.

Una voce sentenzia ironicamente:

La scalata al potere!

 

MIMO 5   La pira   La madre al figlio che torna a casa con il bastone in mano

 

Madre

Ho sempre pensato a te figlio mio, come al bastone della mia vecchiaia.

Più che mai ora, che sono vecchia e stanca, e sola!Figlio   Ah, è rimasta un po’ di legna dalla pira del padre defunto:  se vuoi approfittare….

MIMO 6 Il magister

Il magister mette a fissare nella fila dietro.

    Magister    Asinio là in fondo è un briccone che non distingue una A da una B: scrive e recita e pare che sgoccioli da un colino.

 

Uno della classe

Maestro Orbilio, non vedi che oggi non c’è!Lo sarà, quando arriva. Ora vi faccio vedere quello che gli spetta. Qua il bastone, che lo conciamo sul sedere e sulle mani.

Magister

e classe

Sursum, deorsum.

Sursum, deorsum……

 

 

La voce scandisce la gestualità: il maestro alza il bastone, lo abbassa in segno di fustigazione; gli alunni dalla posizione eretta curvano la schiena verso terra.

In un secondo tempo il gesto di tutto il corpo si riduce a gesto delle dita:

indice delle due mani, medio delle due mani, indice e mignolo delle due mani(gesto delle corna).

Girano intorno al maestro in una danza di braccia tese e dita a corna.