Matilde

donna e contessa

Lo spettacolo nasce dalla storia di Matilde di Canossa: quello che lei ricorda di luoghi e vicende e persone della sua vita che va a concludersi, quello si fa evento teatrale.

Escono dal limbo della memoria e prendono corpo e riprendono esistenza, e parlano con lei: il padre Bonifacio e la madre Beatrice, il primo marito Goffredo, papa Gregorio VII, Enrico IV imperatore, Enrico V nuovo imperatore.

Si ricompongono così storie private e relazioni intime e quadri di storia ufficiale.
E si  dà voce al sentire del popolo: ai margini della scena, è gente indistinta che non ha nome ma ha voce, e parla e dice e sussurra e ammicca e commenta e insinua sulla Gran Contessa.
 Fuori dal coro è la voce di Donizone, il monaco narratore della vita di Matilde: poeta più che storico, lui cantore della contessa di Canossa.

 

 

Introduzione

 

Arriva l’anno Mille e il mondo non finisce. Il Medioevo continua, con il suo carico di carestia di guerra di paura. Ma anche con il suo principio di arte che è arte sacra, e di letteratura che è inferno purgatorio paradiso.

Il mondo non finisce, anzi ha voglia di rinnovarsi. Il contadino vuol migliorare sottraendo al bosco più terre, e terre più produttive per il vivere quotidiano. La Chiesa vuol riformarsi, ritornare alla purezza della fede e alla cura delle anime, come è nella sua missione. L’Impero sente il bisogno di ridefinire il governo degli uomini, operare per mantenere la pace e l’ordine sociale, secondo la funzione che gli è propria.

Ogni potere nel proprio ambito, senza sconfinare nello spazio dell’altro. Perché questo sconfinamento, che è diventato consuetudine, crea contrasti, pretese di priorità, e un crescente aspro conflitto. Quello che gli storici chiamano “lotta per le investiture”.  

E’ il pieno Medioevo. Matilde appartiene a questo tempo storico.

 

Matilde nasce nell’anno 1046 a Mantova, in un palazzo davanti al quale il padre ha messo un leone a guardia del suo potere. Bonifacio è conte e vassallo dell’imperatore, dal quale ha ricevuto territori e benefici.

Il nonno Tedaldo nell’anno 1007 aveva fondato il monastero di S. Benedetto del Polirone: abbazia benedettina, sulla scia del percorso di rinnovamento religioso della Chiesa che partiva da Cluny.

Altri monasteri fonderanno i Canossa, in pianura e sulle pendici dell’Appennino, testimonianze tangibili di devozione e di sostegno all’atteggiamento di riforma papale. E altre terre i Canossa aggiungeranno alla iniziale marca di Toscana ricevuta in feudo dall’imperatore.

Così Matilde, ultima erede dei Canossa, si troverà ad essere signora di un dominio vasto, esteso dal lago di Garda al Lazio settentrionale, compreso e compresso tra le terre dell’Impero a Nord e quella della Chiesa a Sud. Allo stesso modo, la sua azione politica si trovò a diventare una mediazione diplomatica tra i due poteri. Non senza imbarazzi, perché lei era vassalla dell’Impero, aveva giurato fedeltà all’imperatore, doveva appoggiare dunque la politica imperiale. Ma il richiamo alla fede, l’ideale di vita monastica che sentiva profondamente dentro di sé la conduceva a sostenere le scelte papali.

Ci riuscì, una volta, a sospendere lo scontro. Fu a Canossa, la sua fortezza, nel gennaio dell’anno 1077: il Papa in quell’occasione liberava l’imperatore dalla scomunica e i sudditi ritornavano all’obbedienza al loro sovrano. Fu una pausa e la lotta riprendeva.

E lei, Matilde, sicuramente ne partecipava con apprensione. Si trovò perfino ad essere impegnata nella guerra, pur desiderando la pace. Le vicende della storia del suo tempo non potevano non coinvolgerla, lei che era signora di un dominio così strategicamente importante.

Le stesse vicende private non furono tutte dovute alle scelte personali. I due matrimoni, ad esempio. Decisi per convenienza politica, non motivati dal sentimento dell’amore. Perciò brevi, perciò fallimentari.

Anche l’assenza di un erede rese Matilde più esposta e condizionò il destino di un dominio così esteso nell’Italia centro-settentrionale. Se avesse avuto un figlio, forse questo dominio si sarebbe potuto consolidare, diventare nucleo di uno stato nazionale.

 

Si vede bene come parlare di Matilde Contessa implichi parlare di lei come donna. I due aspetti sono intrecciati, indivisibili e inseparabili, come per ogni persona che interseca il proprio vissuto personale con le vicende della Storia. Ancor più per una donna come Matilde: energica colta altera, eppure sensibile spesso sola, donna del Medioevo.

 

Matilde muore a Bondeno di Roncore  nel luglio dell’anno 1115, non lontano dal monastero di S.Benedetto del Polirone,  per il quale lei aveva una predilezione particolare. Lì viene sepolta.

Cinquecento anni dopo il suo corpo verrà traslato a Roma, in S. Pietro, dove riposa in un sepolcro che è opera dello scultore L. Bernini.

 

Matilde celebrata, rappresentata nelle forme dell’arte: nei colori e nei volumi di pittori e scultori, nei versi della poesia, nella stessa Divina Commedia di Dante. Matilde conosciuta attraverso la ricerca degli storici.

 

Ora Matilde è ricordata in una rappresentazione teatrale. Attraverso il linguaggio del teatro: che si alimenta di suggestioni, che non nega gli aspetti storici, li rispetta.

E li ricostruisce. Attraverso le parole, i dialoghi. Nel linguaggio del teatro c’è la sonorità delle parole, l’alternanza dei loro piani musicali diversi e perciò il ritmo, le pause e i silenzi. C’è anche il messaggio dei corpi, la gestualità. La vicinanza e la profondità dello spazio.

Soprattutto c’è comunicazione diretta: tra chi agisce in scena e chi guarda.

Matilde conosciuta, frequentata. Interpretata: come se sfuggisse all’involucro di marmo, alla cornice della tela, alle parole di carta dei libri. Viva e vicina: qui, ora.

E’ il nostro omaggio alla Contessa di Canossa.

 

  

 

Bibliografia di riferimento.

 

M. Bianchi, Il secolo di Matilde, collana ORA. LEGE. LABORA., Parrocchia S. B. Abate, S. Benedetto Po, 2007

 

Catalogo della mostra  L’Abbazia di Matilde, a cura di P. Golinelli, Patron ed. 2008

 

Catalogo della mostra  Matilde di Canossa. Il papato, l’Impero a cura di R. Salvarani e L. Castelfranchi, Silvana ed. 2008

 

Donizone, Vita di Matilde di Canossa, a cura di P. Golinelli, Jaca Book, 2008

 

V. Fumagalli Matilde di Canossa. Potenza e solitudine di una donna del Medioevo, ed Il Mulino, 2007

 

 

P. Golinelli (a cura di) Storia di S. Benedetto Polirone. Le origini (961-1125), Patron ed. 1998

 

S. Zanghì Matilde come una leggenda Luciana Tufani ed. 2008