1)      Presentazione sequenza finale di  Matilde Donna e contessa

 

Matilde è la contessa di Canossa. Personaggio storico presente in tutti i libri di Storia, quando riportano gli eventi del 1° secolo dopo il Mille e riferiscono di lei, della sua funzione di mediazione tra il papato e l’impero, al tempo della lotta per le Investiture.

 

Ho incontrato Matilde l’anno scorso, al tempo delle mostre allestite a Mantova e a San Benedetto.

Là era la rappresentazione della contessa e del suo contesto: gli spazi organizzati delle città e la città di Mantova dove quasi sicuramente è nata;  e poi la campagna;  i domini dei Canossa e la corte e la rocca di Canossa; i simboli della sovranità imperiale e della funzione e religiosa.

E c’era naturalmente lei: la sua immagine nelle miniature, il suo evangelario, la sua sottoscrizione  nei documenti che contenevano scelte, decisioni, provvedimenti destinati ai gruppi sociali e alle comunità del suo tempo. Erano le mostre anche degli oggetti, delle cose: roncole e ferri di cavallo, catini e coppe, troni e manti: testimonianze di vite deprivate e di vite privilegiate. E ancora disegni, affreschi, dipinti, per celebrare il mito di lei, di Matilde.

 

Ho continuato a frequentare Matilde: la incontravo nelle pagine dei libri. Cominciavo a scoprire i tratti della personalità di donna e di donna di potere.

Mi sono trovata a scrivere di lei. Ho elaborato uno scritto in forma di testo teatrale.

 

Poi l’ho affidato alla nostra regista, anche lei donna, e lei lo ha messo in scena: con il linguaggio del teatro, che è sonorità delle parole, ritmi, pause, mobilità del corpo. Soprattutto con un lucido taglio registico: sulla scena ci sarebbero state non una sola, ma tre Matilde.

La prima per interpretare la fase più emotivamente coinvolgente, quella dei ricordi di infanzia, delle relazioni con il padre e la madre, del matrimonio imposto e della mancata maternità.

La seconda per impersonare il ruolo più storicamente noto, quello socio-politico e di mediazione diplomatica, in sintesi quello dell’incontro di Canossa tra il papa Gregorio VII e l’imperatore Enrico IV nell’anno 1077.

L’ultima Matilde, la più giovane, per interpretare la fase conclusiva della vita della Contessa: ma era la Matilde che si spogliava delle vicende terrene e arrivava a incontrare il Signore, pura e leggera.

E’ questa la Matilde che tra poco vedremo in scena. La sentiremo cominciare con queste parole

“Donna. E sola”.

Dunque la donna di potere, signora di un dominio vasto, è anche donna che vive la condizione della solitudine. Nel pieno Medioevo, non ha un uomo accanto, né marito né figlio. Accanto ha spesso uomini che scelgono per lei, o che le impediscono di fare libere scelte personali: come quella di abbandonarsi alla fede che sente profondamente in sé, e ritirarsi a vita monastica.

Torna alla mente S. Benedetto e il prediletto monastero del Polirone. Torna alla mente Mantova, la città della sua infanzia; e la campagna che lei amava. E’ questo il paesaggio del lavoro e anche della gente comune, indistinta, che non ha nome ma ha voce: e noi  la sentiremo parlare e dire di lei, mormorando, alludendo, insinuando.

Seguiamo allora le sequenze finali di:  Matilde donna e contessa.

L’opera è stata rappresentata nella sua interezza il 30 maggio scorso a Ostiglia. Verrà ripresentata il 27 novembre prossimo a Mirandola, nell’Auditorium del Castello dei Pico.